Il boicottaggio nasce con l’intento di persuadere un’azienda a rinunciare a decisioni considerate scorrette. Quando i cittadini scelgono di aderire a un boicottaggio, lo scopo principale è quello di causare perdite economiche sufficienti a spingere l’azienda a modificare il proprio comportamento.
Parliamo di boicottaggio. Cos’è il boicottaggio?
Per introdurre il tema, ci facciamo aiutare da Wikipedia, sulla cui pagina dedicata (https://it.wikipedia.org/wiki/Boicottaggio) troviamo la storia della nascita del termine:
“Il termine boicottaggio deriva dal nome del capitano inglese Charles Cunningham Boycott (1832-1897), un amministratore terriero vissuto nel XIX secolo in Irlanda. Come amministratore del conte di Erne, ricco proprietario terriero della contea di Mayo, non rifuggiva da vessazioni verso i contadini suoi dipendenti. Fu così che la Lega irlandese dei lavoratori della terra, l'Irish Land League (un'organizzazione che sosteneva le istanze dei braccianti terrieri e che aveva iniziato una campagna in favore di migliori condizioni lavorative dei contadini alla quale Boycott aveva tentato di opporsi), adottò nel 1880 un'azione non violenta; contro Boycott fu infatti lanciata una campagna di isolamento e non collaborazione: i vicini di casa iniziarono a non parlargli, in chiesa nessuno si sedette più vicino a lui o gli rivolse la parola, non fu più servito nei negozi né ebbe più braccianti da ingaggiare per il raccolto nelle tenute che gestiva. Le terre del conte cominciarono a inaridire e Boycott fu licenziato.”
Questo è stato il primo esempio di boicottaggio al mondo, in questo caso rivolto a una persona. Da lì, ampliando il concetto, questa tipologia di azione ha incominciato ad avere soprattutto una valenza economica, colpendo particolarmente le aziende; lo scopo primario è convincere un'azienda a non proseguire con scelte ritenute sbagliate, e si attua chiedendo pubblicamente di non acquistare i prodotti della stessa. Questa richiesta di “boicottaggio”, se accolta dai cittadini, ha come fine ultimo provocare perdite economiche tali da indurre l’azienda a cambiare comportamento.
A volte, oltre alla perdita economica, si colpisce un'entità specifica anche solo screditandola agli occhi dei suoi clienti.
Proseguendo, dobbiamo ricordare che le ragioni per un boicottaggio possono essere varie: qualità dei prodotti, sfruttamento ambientale, condizioni disumane dei lavoratori, violazione dei diritti umani, ma possono esserci anche ragioni politiche.
Boicottaggi ben più importanti e difficili sono quelli rivolti agli stati nazionali. Ed è comprensibile. È accaduto negli anni passati, contro il Sudafrica dell’Apartheid, e avviene da circa 20 anni, a livello internazionale, contro Israele. Le ragioni che hanno spinto a questa azione da parte di tanti cittadini sparsi nel mondo sono diverse, ma comunque tutte riconducibili alle azioni degli israeliani contro i palestinesi.
Come e quando è nato il boicottaggio contro Israele?
Questo è quanto si legge nella presentazione di BDS (https://bdsmovement.net/what-bds), il movimento da cui è partito:
“Il boicottaggio, il disinvestimento, le sanzioni (BDS) è un movimento guidato dai palestinesi per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza. Il BDS sostiene il semplice principio che i palestinesi hanno diritto agli stessi diritti del resto dell’umanità.
Israele sta occupando e colonizzando la terra palestinese, discriminando i cittadini palestinesi di Israele e negando ai rifugiati palestinesi il diritto di tornare alle loro case. Ispirato dal movimento antiapartheid sudafricano, il BDS chiede di sollecitare un’azione per fare pressione su Israele per rispettare il diritto internazionale.
BDS è ora un vivace movimento globale composto da sindacati, associazioni accademiche, chiese e movimenti di base in tutto il mondo. Dal suo lancio nel 2005, il BDS ha avuto un impatto significativo e sta effettivamente sfidando il sostegno internazionale all’apartheid israeliano e al colonialismo dei coloni.”
Il boicottaggio contro Israele si attua quindi a più livelli. Dal punto di vista economico, si hanno come obiettivi le aziende, molto spesso internazionali, che sostengono l’apartheid, l’occupazione e il genocidio dei Gazawi.
Poi esiste un altro tipo di azione, il boicottaggio accademico e culturale (https://bdsmovement.net/academic-boycott).
La Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI) ha lanciato il suo storico appello nel 2004. Questa tipologia di boicottaggio è quella che maggiormente viene attaccata dall’opinione pubblica, poiché molti sono dell’opinione che bisogna tener separati arte e cultura (anche sport:
https://bdsmovement.net/ban-apartheid-israel-from-sports) da guerre e contrasti fra governi.
PACBI sostiene che le istituzioni accademiche israeliane e la stragrande maggioranza degli intellettuali e degli accademici israeliani hanno contribuito a mantenere, difendere o giustificare gli atti di forza dei governi, o sono stati semplicemente complici attraverso il loro silenzio. Inoltre, Israele è accusato di usare la cultura come forma di propaganda per “lavare” i propri misfatti. Già nel 2009, un funzionario israeliano ha reso noto il progetto di inviare scrittori, compagnie teatrali ed esposizioni di artisti ben noti all’estero per “mostrare il volto più bello di Israele”.
Altro esempio di questa pratica vergognosa, da parte dei governi israeliani, è il contratto che gli artisti e operatori culturali devono firmare con il Ministero degli Esteri. Infatti, quando costoro chiedono finanziamenti statali per coprire il costo del loro lavoro o semplicemente per la partecipazione a eventi internazionali, sono obbligati a contribuire agli sforzi ufficiali della propaganda. Il contratto riporta infatti che chi è finanziato ha come dovere “quello di promuovere gli interessi politici dello Stato di Israele attraverso la cultura e l’arte, tra cui contribuire a creare un’immagine positiva per Israele”.
E ora veniamo alle grandi società internazionali che il BDS considera obiettivi primari da colpire. Sono di vario tipo, quasi sempre occidentali, e spaziano dai colossi digitali a chi si occupa di cibo.
Quali sono le aziende e i prodotti da boicottare in Italia?
ll movimento BDS ha definito gli obiettivi di boicottaggio e di pressione a livello internazionale contro aziende complici del genocidio.
Tuttavia, non tutte le aziende incluse nella guida del movimento BDS internazionale sono presenti in Italia. Quindi BDS Italia ha definito specifici obiettivi di boicottaggio. Nel boicottaggio sono comprese molte aziende internazionali, i cui affari con Israele contribuiscono al genocidio, all'apartheid, alla colonizzazione o all'occupazione illegale.
Carrefour
https://bdsitalia.org/index.php/campagne/carrefour
TEVA
Teva è un'azienda farmaceutica israeliana e uno dei maggiori produttori di farmaci generici al mondo.
https://bdsitalia.org/index.php/campagne/teva-no-grazie
Hewlett-Packard (HP)
HP fornisce un supporto tecnologico e logistico fondamentale che permette i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità che avvengono in Palestina.
https://bdsmovement.net/BoycottHP-GazaGenocide-Update
DELL
Dell Technologies fornisce server, servizi di manutenzione e attrezzature legati alle forze armate israeliane.
Addirittura, un mese dopo l’inizio del genocidio israeliano di Gaza, il fondatore e amministratore delegato Michael Dell ha donato a Israele azioni per 350 milioni di dollari.
Intel
Per decenni, Intel è stato il più grande investitore internazionale in Israele dell’apartheid. Nel dicembre 2023, durante il genocidio per mano di Israele a Gaza, Intel ha annunciato che avrebbe investito 25 miliardi di dollari.
https://www.reuters.com/technology/intel-get-32-billion-government-grant-new-25-billion-israel-chip-plant-2023-12-26/
Microsoft
Microsoft è forse l'azienda tecnologica più complice dell'occupazione illegale di Israele, del regime di apartheid e del genocidio in corso contro 2,3 milioni di palestinesi a Gaza. Le
sue tecnologie sono integrate nel servizio penitenziario, nella polizia, nelle università e nelle scuole, comprese le colonie. Microsoft fornisce all’esercito israeliano servizi cloud e AI di Azure che sono cruciali per potenziare e accelerare la guerra genocida di Israele.
Gli stessi lavoratori ed ex lavoratori di Microsoft hanno lanciato No Azure for Apartheid
Per saperne di più: https://bdsmovement.net/microsoft
SIEMENS
Siemens (Germania) è il principale appaltatore dell'Interconnettore Euro-Asia, un cavo elettrico sottomarino Israele-UE progettato per collegare all'Europa le colonie illegali di Israele nei territori palestinesi occupati.
Amazon e Google
Amazon e Google sono da tempo implicati nel sistema di oppressione e di apartheid e nel genocidio in corso a Gaza.
Il progetto Nimbus, il contratto congiunto da 1,22 miliardi di dollari tra Google e Amazon firmato nel 2021, fornisce infrastrutture di cloud computing, intelligenza artificiale e altri servizi tecnologici al governo israeliano e all’esercito israeliano. Nimbus offre una piattaforma per l’esercito israeliano che gestisce programmi mortali di intelligenza artificiale cruciali per il genocidio di Gaza.
Anche i lavoratori di Amazon e Google si sono schierati: https://www.notechforapartheid.com/
BDS chiede pertanto di cercare alternative alla consegna di Amazon, indipendentemente da ciò che acquisti.
Booking
Booking.com sostiene e beneficia dell’occupazione illegale della Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, offrendo servizi come case vacanza e hotel in insediamenti illegali israeliani costruiti su terreni palestinesi rubati.
https://bdsmovement.net/bookingcom-stop-profiting-war-crimes
Airbnb ed Expedia
Come Booking, offrono affitti in insediamenti illegali israeliani costruiti su terreni palestinesi occupati.
AXA
Il gigante assicurativo AXA (Francia) detiene milioni di dollari in azioni e obbligazioni in undici società che stanno armando Israele durante il genocidio contro i palestinesi a Gaza, tra cui Boeing e General Dynamics.
REEBOK
All’inizio del 2025, Reebok ha firmato un contratto di sponsorizzazione con l’Israel Football Association (IFA), che include squadre nate negli insediamenti illegali di Israele sulla terra
palestinese occupata. I palestinesi chiedono a Reebok di ritirarsi immediatamente dal contratto, o affrontare una campagna di boicottaggio globale proprio come Adidas, PUMA ed Erreà hanno affrontato prima di loro.
BNP Paribas
L’ONU ha identificato 97 società con attività negli insediamenti illegali israeliani, e tra queste 30 ricevono investimenti da BNP. Tra il 2020 e il 2023, DBIO (Don’t Buy Into Occupation) ha dimostrato che BNP Paribas ha concesso 22,2 miliardi di dollari in prestiti e sottoscrizioni alle società coinvolte nell’insediamento illegale della Palestina.
RE/MAX
RE/MAX (USA) commercializza e vende proprietà in insediamenti illegali israeliani costruiti su terreni palestinesi rubati, consentendo così la colonizzazione israeliana della Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est.
McDonald’s - Coca Cola - Burger King
Inutile spiegare chi sono.
ZARA
Inditex possiede ZARA, Massimo Dutti, Pull & Bear, Bershka, Oysho, Stradivarius e ZARA Home. Mentre tutti operano nell’apartheid di Israele, ZARA è il marchio più importante di Inditex, ed è quindi l’obiettivo principale della campagna strategica di boicottaggio BDS.
Queste sono le principali aziende da boicottare e comunque da tenere sotto pressione. BDS adotta una politica di boicottaggio che definisce “mirata" per rendere l’impegno di tutti più efficace. L’idea è di concentrarsi strategicamente su un numero relativamente piccolo di aziende e prodotti accuratamente selezionati per il massimo impatto. Si mira a colpire le aziende che svolgono un ruolo chiaro e diretto nei crimini di Israele contro i palestinesi, oltre che nel violare i diritti di altri popoli/comunità, e dove c’è un reale potenziale per vincere. È così che il movimento BDS ha costretto con successo aziende come G4S, Veolia, Orange, Puma e Pillsbury, tra gli altri, a porre fine alla loro complicità con Israele.
Di seguito, linkiamo la sezione del sito del Movimento BDS palestinese, dove potrete leggere l’impatto che il boicottaggio internazionale ha provocato sull’economia israeliana e anche la solidarietà e l’impegno di organizzazioni, istituzioni, chiese, sindacati, governi locali e nazionali rispetto alla situazione di Gaza e dell’intera Palestina. Ovviamente, con il sostanziale aiuto di migliaia e migliaia di cittadini sparsi nel mondo, i quali dovranno ancora impegnarsi e anzi far crescere il sostegno a questi movimenti, fino alla liberazione della Palestina.
https://bdsmovement.net/our-impact
Ma i prodotti da boicottare non sono finiti. Quelli presi in considerazione da BDS sono prodotti di grandi aziende internazionali, ma è molto importante boicottare anche i prodotti agroalimentari provenienti da Israele e le aziende italiane complici in questo commercio, perché, come italiani, non vogliamo essere corresponsabili di un genocidio. Ma di questo ne parleremo in un'altra occasione. Per ora abbiamo finito.
Grazie per aver letto questo post e buon boicottaggio a tutti.